
BARgiornale Maggio 2003
Metti in forno i gusti tipici
Le nuove strade delle pizzerie: ambienti di design
e sapori regionali. L’esempio del Portanova di Crema. Ingredienti Bio, menù degustazione
tematici, vini proposti anche al bicchiere. E a mezzogiorno la carta accorcia
i prezzi con i “piccoli menù”.
Volevo un locale che si staccasse in modo netto dalle tradizionali pizzerie,
soprattutto da quelle pomposamente Kitsch, esordisce Rino Nanì,
di origine siciliana, con un’esperienza ultratrentennale nel settore
dell’alta ristorazione. Detto, fatto. Beppe Riboli, rinomato designer
che di solito si occupa di progettare grandi spazi del divertimento (tra
cui diverse disco in Italia e all’estero), ha accettato la sfida
insolita ed ha realizzato il ristorante pizzeria Portauova di Crema (CR),
una sala di 100 metri quadri, destinata ad accogliere circa 70 coperti. “Mi
sono sia per i materiali sia per il design degli interni – sottolinea
Riboli – alle opere del maestro finlandese Alvaar Alto”. E
l’ispirazione nordica si vede. Il Portauova ha una linea pulita,
essenziale: sedie, pareti e tavoli sono in legno chiarissimo. I colori
tenui sono stati scelti appositamente per dare l’idea di un ambiente
pulito ed accogliente. L’unica perplessità che ci era venuta,
prima di visitarlo, era che si trattasse di un luogo dove al raffinato
design non corrispondesse un altrettanto elevato standard gastronomico.
Nient’affatto, l’offerta relativa alla pizza è ricca
di idee e novità. Il merito va allo chef-patron Nanì, che
appena può si mette in viaggio per scovare prodotti da impiegare
nelle ricette. Tra le ultime creazioni, la Pizza Cremasca, realizzata con
mozzarella, formaggio cremasco Salva, tighe (peperoncini sottaceto verdi
e dolci) e guarnita con una dadolata di barbabietole, e la Pizza Boccioni
a base di mozzarella di Bufala, pomodorini di Pachino, completata a crudo
con songino fresco e fette di provola.
Pizze tradizionali e biologiche
Lo chef è supportato da Hoshni Mahdi Abdelrahman il pizzaiolo egiziano,
che sforna le classiche preparate sia con ingredienti tradizionali sia
in versione biologica, con prodotti provenienti da un’azienda agricola
del piacentino. Dal forno a forma di cilindro rivestito con le ceramiche
della Biscazza, escono anche una quindicina di pizze artistiche: dalla
Vincent Van Gogh (pomodoro, mozzarella, gamberetti e rucola) alla pizza “da
urlo” Edward Munch (pomodoro, mozzarella e speck). La scelta di questi
nomi non è casuale, ma dettata da una vera passione per l’arte.
Frutto della stessa ricerca sugli ingredienti è anche la proposta
del ristorante. Tra gli antipasti figurano il paté di fegati misti
al marsala con pan brioche, il culatello di Zibello con funghi marinati
e le losanghe di polenta con il lardo in conca di Colonnata. Alla voce
primi, spiccano il risotto al barbera con pasta di salame e fagioli e i
tagliolini dell’Etna al nero con seppioline, code di gambero e porcini.
Tra i secondi piatti il pesce fresco fa da padrone, troviamo infatti la
spigola all’acqua pazza e piccole verdure e il pesce spada alla siciliana
con patate al vapore.
I percorsi del gusto
Non mancano nel menù anche le specialità dolci, tutte rigorosamente
fatte in casa: composta di frutta fresca al maraschino e scaglie di cioccolato
fondente, cannoli siciliani e torta di pane con crema allo zabaione. E
per completare la sua offerta e catturare la clientela il Portanova propone
periodicamente i “percorsi del gusto”, menù degustazione
tematici (prezzo medio 30 euro). Per esempio nella serata dedicata alla
cucina cremasca tra le specialità figurano oltre ai classici tortelli,
il pipeto (piatto a base di verza e spezie) e la spingarda, un dolce a
base di frutta secca e miele. Mentre nella serata siciliana si preparano,
oltre al pesce spada, diversi tipi di pesce azzurro (alici marinate, sardine
e sgombri). “E ogni volta – conclude lo chef – cerco
di improvvisare le ricette sul momento, senza una regola precisa”.
Il prezzo medio di una cena si aggira intorno ai 35 – 40 euro. Il
discorso cambia a pranzo con i piccoli menù da due portate a 15
euro. Si va dal menù Macchiaiolo (tortelli cremaschi pizzicati a
mano e panna cotta con crema di gianduia), per il quale la carta consiglia
il bianco d’Alcamo, all’Ottocento lombardo (ossobuco in gremolata
con risotto e sfogliatina con crema pasticcera in salsa ai frutti di bosco),
da abbinare ad un Barbera vivace. La carta dei vini (tuttora in allestimento)
comprende oltre 120 etichette selezionate coerentemente alle proposte della
pizzeria e della cucina. “Per la degustazione dei piatti tipici cremaschi
per esempio – spiega Nanì – è consigliato un
rosso, frizzante come il Gotturnio, mentre per la pizza Boccioni suggeriamo
uno chardonnay siciliano”.
Stefano Nincevich (www.bargiornale.it)